Coronavirus: consigli utili per migliorare la “permanenza forzata” a casa

Perchè il coronavirus ci fa tanta paura?

Stiamo vivendo una situazione storica molto particolare che è in grado di provocare in noi emozioni molto forti. La prima di tutte è la paura. È normale che il coronavirus ci faccia vivere questa emozione, perché noi, in natura, abbiamo paura di ciò che non conosciamo. Il non conoscere, può generare un senso di minaccia, perché non siamo abituati ad affrontare qualcosa di cui non abbiamo il controllo. Questo può farci vivere uno stato di ansia e questo stato ansioso può avere due facce: da una lato una sana e costruttiva, e dall’altro una meno sana.

Quella sana è quella che ci aiuta ad affrontare la situazione nel migliore dei modi, ad esempio rispettando le regole del governo, tutelando noi stessi e gli altri, a capire in maniera lucida ciò che sta succedendo e a cercare come posso di affrontarlo; l’altra faccia, quella meno sana, è quella che alimenta il nostro nervosismo, ci porta ad essere costantemente preoccupati e a vedere solo il negativo. È la faccia dell’ansia, quella che aumenta lo stress creando ancora più ansia, che in questo modo si autoalimenta con il rischio di sfociare in attacchi di panico o anche in disturbi del sonno, dell’alimentazione, irritabilità e altro.

Come posso fare per gestire le mie emozioni?

In questi casi, se ci si lascia prendere dal panico, si rischia di non vedere la situazione e ciò che sta succedendo, in maniera lucida rischiando di diventare irrazionale. È come se ci fosse una massa di pensieri che annebbiano e impediscono di fare un ragionamento in modo corretto e lucido, perché lo soffocano.

Stare davanti alla televisione o al computer cercando informazioni e accumulando notizie su notizie rispetto al coronavirus accumulando, però, solo notizie tragiche fa molto male. Molti mettono in atto questa ricerca di informazioni perché cercano la notizia rassicurante che possa lenire la paura, ma in realtà l’effetto è opposto perché entrano in un circolo vizioso e negativo. Una volta entrati in quel circolo, il cappio si stringe sempre di più e ci si trova in una situazione in cui la notizia positiva e rassicurante, anche qualora ci fosse, non viene neanche più colta.

Cominciamo quindi bloccando questo schema scegliendo ad esempio di vedere un solo telegiornale al giorno, leggere un solo giornale, cercare notizie affidabili consultando solo alcuni siti, ad esempio quello del ministero o dell’OMS. In questo modo, non rischieremo neanche di incorrere in quelle fake news che non farebbero altro che aumentare soltanto la nostra preoccupazione.

Cosa dobbiamo raccontare ai bambini?

Riguardo ai bambini, è bene che sappiano la verità, ma è nostro dovere proteggerli dalla paura. È nostro compito raccontargli ciò che sta accadendo, ma anche fargli vivere questa realtà senza causargli eccessiva ansia e preoccupazione. È chiaro che se noi siamo molto preoccupati, trasmetteremo loro, anche involontariamente, questa ansia, mentre se noi per primi ci tuteliamo (come indicato prima), saremo perfettamente in grado di tutelare e proteggere anche loro.

E se non ce la faccio?

Se si pensa di avere troppa paura e che questa paura stia prendendo o abbia preso il sopravvento su di noi, si può provare a chiamare un amico, un familiare, che si pensa stia vivendo con meno timore questa situazione e condividere con questa persona questo momento e queste sensazioni. Chiediamo a questa persona come sta affrontando l’emergenza ed ascoltiamo ciò che ci racconta. Il confronto ci può aiutare a capire che questo momento può essere vissuto diversamente da come lo viviamo noi e potremmo ottenerne un beneficio, avere le idee più chiare e recuperare lucidità sbloccando, almeno in parte, lo schema dentro il quale siamo incastrati.

Vivere chiusi in casa non aiuta, come possiamo migliorare la convivenza in famiglia?

Il dover restare fissi in casa ci porta a vivere emozioni contrastanti: da un lato una sensazione di “chiusura” che ci fa sentire come se fossimo in galera dentro le nostre stesse quattro mura, allo stesso tempo, però, quelle nostre quattro mura sono esattamente tutto ciò che ci permette di proteggermi e si farci stare in sicurezza, perché effettivamente rimanendo chiusi in casa non corriamo il rischio di ammalarci.

Questa contraddizione è reale ed oggettiva, la casa costituisce davvero sia una prigione che la salvezza, non siamo “strani” noi ad oscillare tra queste sensazioni, anzi è corretto percepirle entrambe, ma è faticoso e può essere molto stressante tollerare l’oscillazione tra esse. Questo può quindi aumentare lo stress, soprattutto quando l’ambiente in cui viviamo è condiviso con tutta la famiglia. Non siamo abituati a vivere tutti insieme 24 ore su 24, non è questa la nostra routine. Anche abituarsi a questo cambiamento è importante.

Prenderci uno spazio per noi, è molto importante. Se ad esempio ci sono bambini piccoli, ci si può accordare col partner per occuparsene a turno magari per un’ora, in modo da dedicare all’altro un momento completamente per sé da dedicare a tutto ciò che vuole. Una famiglia deve diventare una squadra per aiutarsi meglio. Per un adolescente è veramente difficile stare chiuso in casa e non poter vedere gli amici, ma possono essere tollerati se forse ogni tanto si lamentano un po’, anzi, sapere di potersi sfogare e sentirsi capiti in quel malessere, di solito rende più sopportabile il malessere stesso anche per loro. Non serve far altro, solo comprendere e riconoscere che hanno ragione e tutto il diritto di lamentarsi, ma passerà.
Rispetto alla coppia, facciamo in modo che non manchi mai il confronto ed il conforto reciproco. Tenersi tutto dentro non è di aiuto, mai. Ma questa dovrebbe essere la regola sempre, indipendentemente da quest’emergenza.

I più audaci, possono provare a reinventare la propria famiglia facendo insieme cose mai fatte. Giocare, certamente, ma anche cucinare insieme, fare musica insieme, prendere una storia e recitarla creando scenette… ogni volta che si fa qualcosa che non si è mai fatto, qualsiasi cosa sia, facile o difficile, ci si mette alla prova, si superano i propri limiti (perché si è fatta una cosa mai fatta, indipendentemente da come è venuta) e si cresce in esperienza. Per questo, fare una cosa nuova è sempre una vittoria e mai un fallimento, anche se viene male, perché è un’esperienza.
Vivo da solo? Apro un tutorial e provo a fare una cosa nuova, è esattamente la stessa cosa.

Agire aiuta.

Tenersi impegnati facendo cose, ci impedisce di affogare nei pensieri negativi. Ma agire in che modo? Sperimentandoci in cose nuove (che quindi impegnino parecchio la nostra concentrazione), ma anche assecondarci e cioè chiederci: cosa mi farebbe stare bene adesso? Cosa sentirei il bisogno di fare? Non siamo abituati ad ascoltare i nostri bisogni, ma è semplice: ascoltiamo il nostro corpo. Concediamoci qualche minuto ed ascoltiamoci. Abbiamo un dolore alla schiena di cui non ci eravamo accorti? Concediamole un po’ di riposo, stendiamoci o sediamoci comodamente per un po’ magari guardando un film o leggendo un libro; ci accorgiamo di sentire un po’ freddo o di sentirci tesi? Potremmo desiderare un bagno caldo e rilassante. Ci sentiamo molto preoccupati? Chiamiamo una persona molto cara, a cui voglio bene, che ci possa rassicurare… e così via. Se questo non bastasse, possiamo sempre chiedere il supporto professionale di uno Psicologo. L’Ordine Nazionale degli Psicologi ha messo a disposizione un’offerta da parte di molti Psicologi italiani anche gratuita. Ascoltiamoci e agiamo.

Ci sentiamo impotenti ma possiamo adattarci.

L’essere umano ha la grande capacità di adattarsi ed evolversi migliorando se stesso. È una capacità propria della specie umana e, come tale, è dentro ognuno di noi. Il mondo non è finito, è solo cambiato, e noi dobbiamo cambiare con lui. Creiamo una nuova routine in casa nostra, possiamo farlo… e potrebbe anche piacerci.