Coronavirus: paura di ammalarsi o morire. Puntiamo sulla “fiducia” per gestire le emozioni

Autore: Dr.ssa Marilena Civetta

In questi giorni sono tante e molto diverse le emozioni che siamo chiamati a gestire: la paura, la tristezza, gli sbalzi d’umore e soprattutto il panico che deriva da una nostra maggiore percezione della precarietà della nostra vita di fronte alla malattia. La paura, in generale, è un’emozione adattiva. Noi esseri umani la proviamo perché ha la funzione di farci riconoscere i pericoli e ad evitarli, metterci al sicuro, ad attivare la rabbia per poter sovrastare chi ci minaccia, oppure ad attivare la tristezza per stare ritirati e proteggerci dalla minaccia esterna.

Tuttavia, questa paura diventa disadattiva, cioè “cattiva”, nel momento in cui cerchiamo di dominare quello che non è più sotto il nostro controllo e quindi tutte quelle minacce che potrebbero (ma non lo sappiamo e non ne abbiamo in effetti alcuna certezza) arrivare nel futuro. Quando noi ci concentriamo sulle minacce future e non su quelle reali del presente, arriva l’ansia, il panico e, di conseguenza, rimuginii, pensieri ossessivi e comportamenti non più volti al nostro benessere.

Ciò che noi, in questo momento, dobbiamo proprio imparare a fare, perché bisogna impararlo da zero, piano piano, è a lasciare questo controllo sulla realtà, perché per quanto ci sforziamo, purtroppo non lo potremo mai avere. Noi abbiamo la possibilità di controllare solo alcune cose, cioè il nostro comportamento, il nostro seguire le regole, il nostro metterci al sicuro quando usciamo attraverso tutte le norme ed i suggerimenti che ci sono stati dati in questo periodo, ma non abbiamo controllo sul futuro.
Quindi su cosa possiamo puntare? Bisogna puntare su un atteggiamento di maggiore fiducia più che di controllo, ovvero dobbiamo pensare che possiamo essere capaci di affrontare i cambiamenti. Questo non sarà un cambiamento di durata infinita, né lunghissima, e noi esseri umani abbiamo già in noi la capacità di riadattarci e fronteggiare i cambiamenti che ci sta proponendo la nostra vita in questo momento.

Sicuramente la maggior percezione di precarietà e la paura della morte, possono avere anche un risvolto positivo, poiché ci aiutano a riconoscere molto meglio quali sono le nostre priorità, cioè capire meglio a che cosa vogliamo dare più importanza. Non facciamo niente di male se in questo periodo ci concediamo anche alcuni momenti di svago, di benessere e ci concentriamo su ciò che ci fa sentire bene o ci fa più piacere. Questo, infatti, non significa affatto che non abbiamo empatia per le persone che stanno soffrendo, verso chi ha più paura o addirittura non sia rispettoso verso la nostra stessa paura. Significa solo che possiamo vivere queste emozioni tutte insieme, sia quelle positive che quelle negative.

Infatti, noi abbiamo anche questa capacità, cioè quella di vivere emozioni molto intense ed anche molto contrastanti contemporaneamente: la gioia, perché magari stiamo condividendo un momento bello o siamo in corsia a salvare la vita di qualcuno; il dolore, perché comunque molti di noi sono colpiti, stanno male e stanno soffrendo; a solidarietà, aiutandoci e proteggendoci l’un l’altro, riuscendo a collaborare di più e a sentirci anche più collegati emotivamente.
Allora troviamo il coraggio, puntiamo sulla fiducia verso noi stessi e verso gli esseri umani e nel frattempo, nell’attesa di reincontrarci e riabbracciarci, troviamo il nostro modo di affrontare al meglio questo cambiamento.