Quale tipo di Psicoterapia scegliere

Autore: Dr.ssa Costanza Calvio

Molti sono convinti che lo Psicologo “risolva i problemi delle persone”, in realtà non è affatto così. Un intervento Psicologico fatto bene non risolve i problemi, ma fa molto di più: rende le persone in grado di imparare a risolvere i propri problemi. Come? Tirando fuori le loro risorse (anche quelle che non sapevano di avere) e/o costruendone di nuove.
Uno Psicologo può effettuare diversi tipi di intervento: Prevenzione, Counseling e Sostegno Psicologico. Se poi è anche Psicoterapeuta, cioè ha conseguito una ulteriore Specializzazione quadriennale in Psicoterapia, può effettuare anche Psicoterapia.
I percorsi psicologici sono di due tipi: ESPRESSIVO o SUPPORTIVO, oppure entrambi contemporaneamente.

PERCORSO ESPRESSIVO

Il metodo “espressivo” è tipico della Psicoterapia, poiché è più introspettivo, cioè analitico. Lo Psicologo cerca di “costruire un senso” riguardo ai sintomi e a tutti i contenuti portati dalla persona. Lo fa attraverso il lavoro di analisi, confronto ed elaborazione: confronta le affermazioni, le interpreta, identifica i nessi, li elabora… è un lavoro alla “Tenente Colombo”, per intenderci. Questo percorso ci permette di fare in modo che il paziente comprenda qual è la natura della sua problematica ad un livello più profondo (cioè da dove nascono le sue difficoltà e i suoi sintomi). Il paziente che beneficia di più del tipo di terapia espressiva è il paziente che ha:

  • sicuramente una forte motivazione;
  • una buona tolleranza alla frustrazione;
  • una buona capacità di insight (cioè di intuizione);
  • un esame di realtà (cioè una capacità di valutare la realtà in modo oggettivo) intatto e non compromesso;
  • ha relazioni significative nella sua vita (quindi è in grado di costruire relazioni);
  • è in grado di mantenere un lavoro.
PERCORSO SUPPORTIVO

Il metodo “supportivo” è invece tipico di tutte le attività di Prevenzione, del Counseling, del Sostegno Psicologico e di alcuni tipi di Psicoterapia. Lo Psicologo, in questo caso, non è interessato tanto a come sia nato il problema nel corso della storia del paziente, ma soltanto alla risoluzione del problema o del sintomo. Questo tipo di intervento mira a fornire supporto emotivo alle difficoltà del paziente attraverso: commenti empatici, rassicurazioni, consigli, informazioni e spiegazioni fornite al paziente. È un metodo sicuramente più direttivo (ad esempio il terapeuta assegna “compiti a casa”, ma può anche suggerire indicazioni pratiche o addirittura imporre delle regole precise, a volte anche degli “ordini”, o meglio, delle prescrizioni) ed aiuta il paziente ad apprendere una propria modalità per gestire le difficoltà della vita quotidiana. Il paziente che beneficia di più del tipo di terapia supportiva è il paziente che ha:

  • una bassa tolleranza alla frustrazione;
  • non ha una buona capacità di insight (cioè di intuizione);
  • ha un esame di realtà (cioè una capacità di valutare la realtà in modo oggettivo) in parte o totalmente compromesso;
  • scarso controllo degli impulsi;
  • ha delle relazioni nella sua vita parzialmente o gravemente difettose;
  • di conseguenza ha difficoltà a formare anche un’alleanza con il terapeuta;

In questi casi, una modalità più direttiva è necessaria e più funzionale. Questo tipo di approccio, comunque è sempre valido in contemporanea a qualsiasi tipo di intervento stiamo facendo, è un livello “base”.

Perché esistono più “tipi” di Psicoterapie?

Obiettivi di ogni Psicoterapia (indipendentemente dal tipo di terapia) sono:

  1. Analisi del problema.
  2. Cura della sofferenza.
  3. Costruzione di un’organizzazione psichica più solida.
  4. Aumento della consapevolezza e quindi maggiore capacità di riconoscere e gestire emozioni, sentimenti e comportamenti.

Il raggiungimento di questi obiettivi, renderà la persona capace di far fronte in autonomia alle difficoltà della vita in modo adattabile e realistico.

Esistono più forme di Psicoterapia, perché esistono più modelli teorici di riferimento (scuole di pensiero) che i Terapeuti possono scegliere di utilizzare, ma in tutte le forme di trattamento possiamo distinguere due livelli: la Tecnica e la Teoria. Infatti, la Psicoterapia si avvale di una tecnica (colloquio clinico, tecniche di rilassamento, ipnosi, ecc…) all’interno di un orientamento, una teoria, cioè un modello teorico di riferimento seguito dal terapeuta.

Quindi, ad ogni Teoria di riferimento del terapeuta corrisponde una Tecnica, cioè quel metodo che porta alla conoscenza delle cause e dei processi che sottendono il problema o il disturbo, al fine di sciogliere i nodi problematici e restituire al paziente una modalità di affrontare la vita più funzionale.

Il Modello Teorico o Orientamento Terapeutico

Il Modello Teorico, detto anche Orientamento Terapeutico, è un modello che il terapeuta prende come riferimento rispetto al funzionamento della mente. Il modello terapeutico, presenta la propria spiegazione della causa per cui la nostra mente si ammala e di come manifesta questo suo malessere e disagio. Ci racconta anche il modo in cui il paziente, con quel malessere, vede il mondo esterno e le relazioni e ci descrive persino il suo mondo interiore.

Un terapeuta ha sempre una teoria di riferimento e, in base a quella teoria, spiega come funziona il problema di una persona, utilizzando, poi, delle linee guida in base all’intervento che dovrà fare. Grazie al modello teorico di riferimento, il Professionista riesce a vedere il mondo così come lo vede il paziente.

Quanti e quali sono i modelli terapeutici principali?

Tra i principali orientamenti o modelli di riferimento o “approcci” supportivo-espressivi (quindi contemporaneamente supportivi ed espressivi) possiamo indicare:

Il MODELLO PSICODINAMICO

Il modello richiama la PSICOANALISI di Sigmun Freud ed è quindi nato in Europa. L’orientamento psicodinamico riconosce l’esistenza di un funzionamento mentale “inconscio”, ossia non consapevole, sostenendo che sensazioni e stati affettivi che hanno accompagnato il vissuto di eventi passati, possano influenzare, senza che ce ne rendiamo conto, il nostro comportamento attuale. Quindi, una parte fondamentale del lavoro psicoterapeutico sarà orientato a recuperare questi vissuti emozionali, riportandoli alla coscienza perché alla base della patologia considerano il conflitto tra la parte cosciente e quella inconscia. Solo così, infatti, questa parte inconscia cesserà di condizionare la nostra vita. Alcuni modelli psicodinamici (la Psicoanalisi ad esempio), utilizzano prevalentemente l’interpretazione del materiale inconscio del paziente.

I modelli più recenti, invece, usano la relazione terapeutica (transfert e controtransfert) come esperienza correttiva per favorire nuovi apprendimenti. Questo tipo di psicoterapia è certamente la più “intensa”. È un percorso di analisi profonda alla scoperta delle “diverse parti di sé”, del proprio passato e del proprio presente, del proprio mondo interno di rappresentazioni (cioè come mi immagino che dovrebbero essere le cose) e di quello esterno delle relazioni reali (cioè come sono realmente le cose).

IL MODELLO ESPERIENZIALE

Questo approccio considera la patologia come fuga dalla realtà piuttosto che confronto. Il terapeuta facilita il processo di cambiamento del paziente, di cui il paziente stesso è responsabile in prima persona. Tra questi modelli troviamo:

Il MODELLO DELLA GESTALT nato in Germania tra il 1910-1930. Attraverso questo orientamento, il terapeuta aiuta la persona, mediante tecniche ed esercizi, a focalizzarsi sul momento presente, sulle sue convinzioni, emozioni e sensazioni fisiche che sta sperimentando nel qui-e-ora. Il passato e il futuro sono presi in considerazione nella Terapia della Gestalt, ma solo allorché influenzano il momento presente.

Il MODELLO ROGERSIANO nato negli Stati Uniti negli anni ’40.
Detta anche Terapia centrata sul Cliente o non direttiva, è la forma di psicoterapia ideata dal famoso psicologo americano Carl Rogers che considera l’individuo come provvisto per natura delle capacità necessarie per affrontare le proprie difficoltà esistenziali. In questa terapia è fondamentale la relazione tra terapeuta e paziente. Il terapeuta stimola la persona in difficoltà a rivitalizzare le proprie capacità di crescita e di cambiamento..

Il MODELLO SISTEMICO-RELAZIONALE nato negli Stati Uniti negli anni ’50 e diffusosi velocemente anche in Europa. Questo modello pone al centro della sua attenzione la persona all’interno dei suoi contesti relazionali. In questa ottica, il sintomo o la sofferenza avvertita assume uno specifico significato in base al contesto relazionale (la famiglia ad esempio), in cui si verifica. Utilizzando questa chiave di lettura per il disagio, il terapeuta lavora con il singolo o con la famiglia.

Il MODELLO ANALITICO-TRANSAZIONALE nato negli Stati Uniti negli anni ’50. Questo modello può essere considerato uno sviluppo della Psicoanalisi che però integra anche strumenti di altri approcci, quali ad esempio la Psicoterapia Cognitivo Comportamentale e la Terapia della Gestalt. L’Analisi Transazionale mira a migliorare le relazioni della persona sia con gli altri sia con se stessa.

Le TERAPIE CORPOREE, come ad esempio il MODELLO BIOENERGETICO nato a New York negli anni ’50. L’Analisi Bioenergetica si basa su un approccio psicoterapeutico analitico-caratteriale e somatico-relazionale e quindi tratta i disturbi psicofisici lavorando sia al livello fisico, con esercizi corporei, sia al livello psichico, utilizzando concetti e tecniche mutuati dalla Psicoanalisi, come ad esempio: il conflitto edipico, il lavoro sui sogni e l’analisi del transfert. Il principio di fondo di questo approccio è l’importanza che si attribuisce all’energia del corpo nell’influenzare il benessere emotivo e mentale della persona. Viene utilizzato moltissimo anche nella psicoterapia di gruppo.

Tra i principali orientamenti o modelli di riferimento o “approcci” prevalentemente supportivi, quindi più direttivi, possiamo indicare:

Il MODELLO COGNITIVO-COMPORTAMENTALE nato negli Stati Uniti negli anni ’50. Questo modello si basa sull’assunto secondo il quale il nostro modo di pensare influisce su ciò che sentiamo e facciamo. Quindi mira ad aiutare la persona a cogliere come i propri pensieri e convinzioni determinino le proprie difficoltà emotive e comportamentali. Il terapeuta utilizza molte tecniche differenti, che vanno dal rilassamento muscolare, alla messa in discussione delle convinzioni negative o irrealistiche, al mantenere un diario quotidiano, allo stimolare nuovi comportamenti.

Il MODELLO BREVE STRATEGICO nato tra Stati Uniti e Italia negli anni ’90. Questo modello terapeutico si concentra sul qui-e-ora, su come il disturbo si manifesta e si mantiene, piuttosto che sulle cause del disturbo. In questa forma di trattamento vengono prescritti dei “compiti” a cui il paziente deve attenersi scrupolosamente allo scopo di creare un’”esperienza emozionale correttiva”.

Quale Psicoterapia devo scegliere?

Non c’è una tecnica, una teoria, un modello migliore di un altro, funzionano tutti, in modo maggiore o minore, a seconda della persona, perché siamo tutti diversi e lo stesso vestito non calza perfettamente a tutti quanti. Bisogna capire quale sia il più funzionale per la persona che abbiamo di fronte. Certamente il paziente “sente” se quel modello gli è più o meno affine. Prima di scegliere un terapeuta il paziente può informarsi, oppure, ancora meglio, fare direttamente l’esperienza e “sentire” come si trova.

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